E' rientrata in Italia, dopo una settimana di lavoro, tremila chilometri di volo e venti ore di viaggio, la missione dell’Associazione forlivese per le malattie del fegato (Afmf) nei campi dei rifugiati sahrawi, nel deserto algerino di Tindouf. La delegazione, formata da Salvatore Ricca Rosellini, dell'U.O. di Gastroenterologia, Claudio Cancellieri, direttore dell'U.O. Malattie Infettive, e Stefano Clemente, dell’U.O. Sistema Informativo, si è spesa a favore della popolazione locale: i medici forlivesi Ricca Rosellini e Cancellieri sono tornati nei dispensari dei campi per visitare i malati di epatite B e fare formazione, diffondendo le linee guida, scritte da loro e tradotte in spagnolo, volte a garantire un miglior trattamento di questi casi in paesi poveri e con poche risorse per la sanità, come il Saharawi. L’informatico Stefano Clemente, invece, è riuscito a realizzare un programma dedicato alla gestione dei dati anagrafici, sanitari e clinici, relativi alle malattie del fegato, nei dispensari e negli ospedali dei campi dei rifugiati. Tale programma prevede, fra l’altro, l’aggiornamento mensile dei dati raccolti (attraverso memorie Usb facilmente trasportabili) nelle quattro wilaya dei campi e nell’ospedale centrale di Rabuni.
I medici e l’informatico hanno condiviso la missione e lavorato in collaborazione con Rossella Urru, esperta di cooperazione internazionale decentrata e presente da mesi nei campi per conto del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, e si sono giovati dell’appoggio del ministro Beri Tayyeb e degli esperti del Ministero della Salute della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (la Rasd).
«Quest’anno, rispetto agli anni passati - afferma Ricca Rosellini, che è anche presidente dell’Afmf - andando nei dispensari di alcune daire (i distretti) delle wilaya di Smara ed El-Ayun abbiamo avuto la possibilità di visitare decine e decine di malati. Alcuni molto giovani, con l’epatite B attiva ed evolutiva. In questi casi sarebbero state necessarie terapie specifiche, come l’interferone e i farmaci antivirali, che, purtroppo, per le condizioni climatiche e il costo elevato, non sono al momento proponibili».
La salute dei sahrawi continua a essere compromessa anche per l’alimentazione carente e non equilibrata che favorisce, fra l’altro, l’anemia, il diabete, la cecità notturna e la celiachia. Inoltre, i medici locali sono sempre meno e per di più oberati dal lavoro: ogni wilaya, composta anche da trentamila abitanti, ha, ora, un solo medico locale che presta servizio nell’unico ospedale della wilaya stessa. Nei dispensari distrettuali operano, al contrario, soprattutto infermieri e ostetriche. E lo scenario dell’epatite, nonostante i precedenti interventi dei medici forlivesi e i programmi per la vaccinazione dei neonati sviluppata dall’Unicef, non è molto migliorato.
«Abbiamo visitato donne portatrici del virus B, con l’aspetto tipico, per l’obesità, il gonfiore e le alterazioni della pelle, di chi soffre di un’esagerata sintesi di ormoni delle ghiandole surrenaliche - prosegue Ricca Rosellini - interrogando queste malate, abbiamo scoperto che l'obesità è una caratteristica fisica molto apprezzata delle donne in età fertile nei paesi africani, al punto che queste ultime, per aumentare di peso,assumono dosi elevate di cortisone. Questo farmaco non solo può causare un’obesità patologica, portando anche altri più gravi malanni, ma è responsabile pure della riattivazione dell’epatite B nei numerosi portatori cronici del virus presenti nei campi».
L’Afmf, nella collana Hepatoly Notebooks, ha recentemente pubblicato una monografia, proprio sulla riattivazione dell’epatite B, che è stata distribuita a tutti medici forlivesi. Un estratto della stessa sarà tradotto in spagnolo e inviato al Ministero della Rasd e ai colleghi sahrawi, affinché siano considerati anche questi pericoli. Ai rischi noti della terapia cortisonica si aggiunge poi, in Maghreb, quello della provenienza di questo farmaco. Viene introdotto nei campi, infatti, dai mercati clandestini della Mauritania ed è, crediamo, di non sicura produzione cinese.
«È singolare come, anche in quest’occasione - termina Ricca Rosellini - con i nostri interventi e con la realizzazione del nuovo programma informatico, si sia realizzata quella “contaminazione” di conoscenze e competenze, fra Servizio sanitario nazionale, Enti pubblici e volontariato, che ha portato a risultati dei quali siamo orgogliosi e che, sicuramente, si dimostreranno vantaggiosi per tutti. Una bella notizia per la nostra associazione e, perché no, per il nostro Ospedale, per la Città e per la nostra Regione».
Durante la missione, inoltre, è stato distribuito in centinaia di copie e affisso il materiale informativo a colori - adesivo, illustrato e scritto in arabo - prodotto grazie al contributo del Rotary Club di Forlì e destinato a promuovere la prevenzione fra la popolazione rifugiata.
Quest’ulteriore missione, la settima, è stata realizzata in stretta collaborazione con il Cisp e con il determinante contributo finanziario della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Forlì e dell’Afmf stessa.
L’associazione, per realizzare questi progetti, ha bisogno del sostegno e dell’aiuto concreto di tutti. Chi volesse aiutare l’Afmf può farlo versando un contributo nel conto corrente bancario con codice IBAN IT15 J060 1013 2000 7400 0029 275 presso la Sede della Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna.