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L’impegno dell’Ausl di Forlì per lo sviluppo dei presidi ospedalieri di Forlimpopoli e Santa Sofia

Portare l’assistenza sempre più vicino al cittadino, garantendo standard qualitativi elevati tanto al centro quanto in periferia. E’ per questo che l’Ausl di Forlì ha investito e sta investendo molto nei presidi ospedalieri di Forlimpopoli e Santa Sofia. Leggi l'articolo pubblicato sul Corriere Romagna

 

Portare l’assistenza sempre più vicino al cittadino, garantendo standard qualitativi elevati tanto al centro quanto in periferia. E’ per questo che l’Ausl di Forlì ha investito e sta investendo molto nei presidi ospedalieri di Forlimpopoli e Santa Sofia, potenziandoli affinché possano gestire al meglio le esigenze della popolazione locale e integrandoli appieno nella rete aziendale. In entrambe le strutture sono infatti in corso lavori di ristrutturazione e ampliamento, che, una volta ultimati, garantiranno all’ospedale artusiano 14 nuovi posti letto a completamento delle attività di medicina e per funzioni di lungo degenza, mentre il “Nefetti” di Santa Sofia, alla fine degli interventi, vedrà l’apertura della nuova ala e la mesa in sicurezza sismica della parte vecchia.

«Se si vuole garantire la qualità della sanità, occorre operare mettendo sempre al centro il cittadino, con i suoi bisogni - illustra il dottor Pasquale Maiolo, dal 2002 primario di Medicina interna – Lungodegenza a Santa Sofia e, dal 2007,  direttore anche del reparto di Medicina interna a Forlimpopoli e della Medicina Interna Degenza post-acuti di Forlì – a tale fine, è importante, ad esempio, non sradicare il malato dal proprio contesto socio-abitativo, impegnandosi per fornire a chi abita in periferia una risposta il più possibile vicina a casa ma nel contempo efficace e qualificata, con l’invio all’ospedale di Forlì solo qualora vi sia necessità di alta intensità di cure». Non a caso, da quando, nel luglio dello scorso anno, ha ricevuto l’incarico di dirigire la Medicina interna del presidio ospedaliero artusiano e i 23 posti di degenza post-acuti del “Morgagni-Pierantoni”, il dottor Maiolo ha lavorato per uniformare le scelte cliniche e l’approccio alle patologie praticati nelle diverse realtà territoriali, adoperandosi contemporaneamente affinchè i due ospedali locali non fossero isolati ma pienamente inseriti nella rete aziendale. «L’integrazione fra centro e periferia e delle diverse realtà fra loro si realizza in primis attraverso l’omogeneizzazione dei comportamenti clinici – illustra il direttore – in tal modo, il cittadino che abita nell’ “hinterland” può ricevere in loco servizi dello stesso livello qualitativo di Forlì». Quanto al rapporto degli ospedali territoriali col “Morgagni-Pierantoni”, si è riusciti a realizzare un collegamento bidimensionale: se da un lato i casi più complessi vengono inviati a Forlì, dall’altro «le strutture di Santa Sofia e Forlimpopoli sono a disposizione dei bisogni generali dell’azienda, accogliendo, nei limiti delle loro capacità, pazienti provenienti da Forlì».

Se è necessario che le strutture periferiche «vivano in simbiosi con la casa madre, condividendone i protocolli diagnostici e clinici», la loro vocazione più spiccata rimane comunque quella territoriale. Proprio per questa ragione, sono stati avviati diversi programmi di miglioramento. «A Forlimpopoli, abbiamo ampliato gli spazi ambulatoriali, in particolare quelli dedicati a ecodoppler ed ecografie internistiche – comunica il direttore – inoltre, è stao incrementato il servizio cardiologico e potenziato il Pronto Intervento». A breve, poi, partirà il Point of Care, che consentirà di eseguire in tempi rapidissimi esami urgenti nei pazienti che ne abbiano necessità, così da escludere o accertare subito la presenza di una patologia importante, ad esempio l’infarto miocardico, senza bisogno di ricorrere al laboratorio di Forlì. «La velocità della diagnosi esalta il nostro ruolo – commenta Maiolo – è fondamentale, infatti, che gli ospedali del territorio siano in grado di eseguire accertamenti nel più breve lasso possibile, inviando immediatamente a Forlì i casi in cui vengono riscontrate patologie complesse». Al fine di permettere al paziente di poter effettuare gli esami vicino a casa, è prevista, in futuro, a Forlimpopoli, l’apertura di un ambulatorio per lo scompenso cardiaco – già attivo a Santa sofia - e uno per le malattie respiratorie, diretto in particolare alla cura della broncopatia cronica ostruttiva, con tanto di servizio di spirometria.
«Una volta completata la ristrutturazione, saranno 30 i posti letto di Forlimpopoli, compreso quello, da poco in funzione, di osservazione breve intensiva.– aggiunge il direttore – il reparto che verrà aperto al secondo piano sarà inserito nel circuito della lungodegenza, con 14 posti letto in parte dedicati alle esigenze della popolazione locale in parte a disposizione della rete post-acuti dell’intera Azienda».
Il presidio ospedaliero artusiano, insieme alle Medicine interne periferiche, a quella post acuti di Forlì, a riabilitazione e geriatria, fa parte infatti del Dipartimento area medica non acuta e riabilitazione, diretto dal dottor Germano Pestelli e impegnato nella realizzazione di percorsi per le patologie croniche (pazienti colpiti da ictus, scompenso cardiaco, broncopatia cronica ostruttiva, anziano fragile, ecc. ). Inoltre, è in dirittura d’arrivo l’Unità di Valutazione Multidimensionale, che riunisce diverse professionalità (medici, riabilitatori, infermieri, assistenti sociali) chiamate a farsi carico della gestione globale dei malati.
«Nell’ospedale di Forlì abbiamo un’area per acuti rivolta prevalentemente a pazienti afflitti da patologie complesse, le quali richiedono un approccio altamente specialistico, intensivo, con un elevato impiego di tecnologie – spiega Maiolo – l’area dipartimentale post acuti è invece indirizzata, per lo più, a quei malati che necessitano non solo di cure mediche, ma anche di un intervento sull’insieme delle disabilità funzionali e sociali che ne minano la salute». In questi casi, perciò, non servono tanto le tecnologie, quanto la conoscenza del malato e dei suoi bisogni, nonché la personalizzazione degli interventi terapeutici, da realizzare attraverso percorsi concordati fra ospedale e territorio per assicurare la continuità di cura. «In questo modo – chiosa il direttore – si riesce da una parte a migliorare la qualità dell’intervento sanitario, garantendo più lunghi periodi di benessere, dall’altra a rallentare l’avanzare della malattia, riducendo gli accessi non necessari in ospedale. Insomma, si migliora la qualità della vita dei nostri pazienti».

Anche per quanto riguarda l’ospedale di Santa Sofia, nel futuro si prevede un potenziamento dell’attività. «I lavori di completamento della struttura sono già appaltati e interamente finanziati – dichiara il direttore – a breve partiranno gli interventi di sistemazione anti-sismica dell’edificio e presto inizierà il trasferimento di parte dell’U.O. di Medicina Interna nella nuova ala, così da consentire l’avvio dell’opera di sistemazione dell’attuale reparto». Saranno poi confermati tutti gli attuali servizi, dalla diabetologia agli ambulatori di Medicina Interna, dalla cardiologia all’ambulatorio per lo scompenso cardiaco, sino all’endoscopia digestiva.

Passando alla U.O. di Medicina post-acuti di Forlì, si è assistito, sotto la responsabilità del dottor Maiolo, a una consistente riorganizzazione. «Quando mi è stato affidato l’incarico – rivela – vi erano alcuni disagi legati ai tempi di trasferimento dei pazienti dai reparti acuti a quelli post-acuti. Con la messa in rete dei posti letto e una più generale razionalizzazione nell’ambito del Dipartimento post acuto, si sono fornite risposte più veloci». Attraverso un miglior assetto organizzativo, coniugato all’approccio clinico riabilitativo e all’attivazione dei percorsi ospedale territorio adeguati ai bisogni dei pazienti, si è così riusciti a «ridurre considerevolmente i tempi di attesa per l’accoglienza dei malati nell’area post-acuti».

Il dottor Maiolo è conosciuto a Forli anche come gastroenterologo ed endoscopista «Nel reparto di Medicina Interna abbiamo professionisti con abilità che spaziano dalla cardiologia alla diabetologia, dalla Medicina d’urgenza all’ultrasonografia - dice Maiolo - le  mie competenze gastroenterologiche ed endoscopiche rientrano  nell’ambito delle multiple conoscenze professionali che caratterizzano la nostra  Medicina Interna».


A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  3/4/2008
 

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