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Da Forlì ad Addis Abeba per curare bambini indigenti con gravi malattie

Lunedì 17 novembre, Roberta Garavini, Paola Spazzoli, entrambe fisioterapiste dell’U.O. di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ausl di Forlì, ed Elisa Beltrami, infermiera della residenza “Al Parco”, partiranno per l'Etiopia in missione umanitaria.

Da Forlì ad Addis Abeba per curare gli ultimi tra gli ultimi. Lunedì, una delegazione tutta rosa formata da Roberta Garavini, Paola Spazzoli, entrambe fisioterapiste dell’U.O. di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ausl di Forlì, ed Elisa Beltrami, infermiera della residenza “Al Parco”, partirà alla volta dell’Etiopia in missione umanitaria. La loro destinazione è la Missione delle Suore di Madre Teresa di Calcutta di Addis Abeba, che accoglie persone di ogni età in grave stato di indigenza e con vari tipi di patologie, a partire dalla poliomelite, tubercolosi e Aids. La struttura è costituita da ambulatori, camere di degenza per i malati cronici, e da una palestra attrezzata per la fisioterapia degli adulti. Inoltre, ha circa 30 posti letto riservati ai bambini, suddivisi in base all’età.
Le tre professioniste forlivesi opereranno nel centro per un decina di giorni, verificando il grado di preparazione raggiunto dai dieci fisioterapisti e volontari in loco formati in questi anni e aiutandoli a curare e medicare quanti sono ricoverati.
I rapporti con la Missione di Addis Abeba risalgono infatti al 2004, quando il dottor Germano Pestelli, direttore dell’U.O. di Recupero e Rieducazione funzionale dell’Ausl di Forlì, prese contatto con le Suore di Madre Teresa di Calcutta e chiese ad alcuni medici, infermieri e terapisti della propria unità  la disponibilità a recarsi in Etiopia per istruire i giovani del luogo al lavoro di fisioterapista ed infermiere. Da allora ad oggi, sono stati effettuati viaggi con cadenza annuale, portando, oltre al proprio bagaglio professionale, anche medicinali, medicazioni, fasciature, materiale sanitario per la riabilitazione (protesi, ausili, tutori, rulli, palle, cinture, ecc.) e giocattoli.
«Per me è la quinta esperienza ad Addis Abeba – racconta Roberta Garavini – durante il nostro primo soggiorno, nel 2004, abbiamo formato i ragazzi che già operavano nel centro soprattutto dal punto di vista teorico, poi siamo passati a nozioni più pratiche, insegnando modalità di osservazione e valutazione relativamente a patologie neurologiche centrali e periferiche, ortopediche, spina bifida, esiti di polio e meningiti». Inoltre, negli anni, sono state mostrate le modalità con cui effettuare il bendaggio funzionale, il trattamento respiratorio, il confezionamento di piccole ortesi, i trattamenti cognitivi e quelli prassico-manipolativi. «Nella nostra ultima missione – aggiunge Garavini - siamo riusciti a realizzare anche una palestra per la fisioterapia dei bambini». Un importante contributo è venuto dalla Onlus “I am you, you are me” di Padova, che supporta la riabilitazione di bambini e adulti con problemi di motilità ospitati in centri missionari o di enti caritatevoli in Etiopia. L’associazione ha infatti creato un ponte di solidarietà dall’Italia finanziando il progetto “Adotta un terapista”. «I dieci operatori istruiti da noi sono pagati da questa Onlus – spiega Garavini – sono ragazzi che già lavoravano lì come volontari e ora hanno competenze specifiche».
Anche Elisa Beltrami è già stata in Etiopia, nel 2007. «L’anno scorso, insieme al dottor Alfonso Casadei del servizio di Igiene Pubblica dell’Ausl di Forlì, ho affiancato il dottor Giulio Cirillo, direttore dell’U.O. di Geriatria dell’Ausl di Forlì, nell’ambulatorio per medicazioni e fasciature del centro – racconta – è stata un’esperienza bella ma forte, perché ci si trova davanti a una realtà che colpisce». L’infermiera, tuttavia, non è nuova a viaggi di questo tipo. «In precedenza ero stata in Colombia, ad Arjona, vicino alla capitale Cartagena – rivela – là, però, il lavoro era diverso, in quanta si trattava di effettuare attività di educazione sanitaria per limitare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili».
Alla sua prima volta è invece Paola Spazzoli. «Non vedo l’ora di partire – confida – sarà sicuramente un’esperienza stimolante, dal punto di vista sia umano sia professionale».

 


A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  11/14/2008
 

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