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La biblioteca per degenti dell’U.O. di Medicina Fisica e Riabilitazione di Forlimpopoli

Leggere aiuta a migliorare la salute dei malati e la vita in reparto: l’esperienza della bibloteca per degenti dell’U.O. di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’ospedale di Forlimpopoli, diretta dal dottor Germano Pestelli.

Che leggere faccia bene alla salute, è un dato di fatto ormai comprovato. Ma che la lettura, oltre a stimolare fantasia e creatività, possa costituire anche un momento di interazione-integrazione fra pazienti e operatori ospedalieri, migliorando gli aspetti relazionali e dunque la presa in carico globale del malato, è l’esperimento dell’U.O. di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’ospedale di Forlimpopoli, diretta dal dottor Germano Pestelli. Qui, infatti, grazie al contributo volontario di tutti coloro che lavorano nel reparto, è stata creata una vera e propria biblioteca per degenti. Il risultato? «Abbiamo costruito un punto d’incontro e socializzazione che ha migliorato la qualità della vita nell’unità operativa – risponde la psicologa Debora Battani – avviando un processo di “umanizzazione della cura” benefica sia per i pazienti sia per gli operatori». La biblioteca, situata nella zona vicino al refettorio del reparto, ha permesso «di “normalizzare”, concretamente, la degenza di quei pazienti che per loro specifica condizione si trovano a dover trascorrere lunghi periodi in ospedale».
L’idea è nata sei mesi or sono nell’ambito di un progetto di formazione sul campo di tutto il personale del reparto. «Abbiamo coinvolto medici, infermieri, oss, fisioterapisti – illustra la dottoressa Battani – l’iniziativa ha focalizzato l’esigenza generale di confronto e collaborazione fra i diversi operatori, al fine di migliorare anche l’integrazione con pazienti e familiari, sia a livello di recupero funzionale che emotivo». Tutto ciò si è tradotto nella «creazione di uno spazio di riflessione comune, dove poter esprimere le proprie individualità e soprattutto far emergere la difficoltà quotidiana di ragionare e muoversi come un gruppo integrato di professionisti e, soprattutto, di persone con vissuti personali e lavorativi differenti».
«Anche per chi si trova dall’altra parte non è facile vivere tutto il giorno a contatto con la malattia e la sofferenza, spesso possono verificarsi piccoli screzi – rivela la dottoressa Battani - Ciò, però, non mette in discussione la capacità degli operatori di trattare col paziente, anzi, attraverso la costituzione della biblioteca abbiamo mostrato che chi lavora nel reparto sa essere comprensivo e prendersi cura del malato in modo ancor più profondo e umano di quanto non richieda il suo ruolo». Tutti i libri e le riviste, infatti, sono stati donati dal personale che, spontaneamente, ha riconosciuto la valenza di questo progetto. «La presenza di una biblioteca favorisce anche il miglioramento del rapporto fra paziente e paziente – aggiunge la dottoressa Battani – In quanto occasione di socializzazione, la lettura aiuta ad accettare il proprio stato, mostrando che non si è i soli in quelle condizioni. Inoltre, ci auguriamo che, oltre ai libri, venga portato anche materiale ludico, così che questo divenga davvero un luogo in cui il malato può trascorrere alcune ore spensierate incontrando ad esempio figli o nipotini».
Da sottolineare che la biblioteca è organizzata in modo tale che libri e riviste possano essere facilmente prelevati anche da chi si trova su una carrozzina, favorendo una fruizione il più autonoma possibile.
«Il progetto non è concluso, si tratta di un lavoro in fieri – conclude la dottoressa Battani – tuttavia, non avremmo mai potuto farcela senza l’impegno della caposala Daniela Battelli, che ha cercato di contemperare i bisogni di tutti, pazienti da una parte e operatori dall’altra».


A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  6/18/2009
 

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