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Dipartimento dell'Emergenza

  

Lunedì 12 dicembre, inaugurato il nuovo Laboratorio di Cardiologia Interventistica

Tecnologia all’avanguardia e locali rinnovati per un trattamento ancor più puntuale dell’infarto miocardico acuto e delle aritmie cardiache - Lunedì 12 dicembre 2011, inaugurato il nuovo Laboratorio di Cardiologia Interventistica, con due sale di Emodinamica, ambiente rinnovato per l’elettrofisiologia, e attrezzature di ultima generazione per ambedue le attività

Attrezzature all’avanguardia e locali rinnovati per garantire un trattamento ancor più puntuale dell’infarto miocardico acuto e delle aritmie cardiache. Si apre il sipario sul ristrutturato Laboratorio di Emodinamica ed Elettrofisiologia dell’U.O. di Cardiologia dell’Ausl di Forlì, diretta dal dottor Marcello Galvani, che vede così rafforzato il proprio ruolo di centro di riferimento provinciale in tali settori. L’inaugurazione ufficiale è avvenuta lunedì 12 dicembre alla presenza dell’assessore regionale alle politiche per la salute Carlo Lusenti, del sindaco di Forlì Roberto Balzani, e del Direttore generale dell’Ausl di Forlì Licia Petropulacos.

Licia Petropulacos. «L’inaugurazione odierna non riguarda carri armati di cartone ma una struttura già perfettamente funzionante. Qualcuno, quest’estate, ha parlato, erroneamente, di chiusura della nostra Cardiologia per tagli e risparmi, in realtà non c’è stata alcuna diminuzione dell’attività, semplicemente, per due settimane, è stato interrotto il lavoro del laboratorio di Emodinamica in modo tale da consentire il trasferimento delle attrezzature e la sistemazione delle sale. In quest’occasione, infatti, abbiamo rinnovato anche le tecnologie, così da potenziare ulteriormente una tipologia di interventi che, in questi anni, ha consentito di ridurre la mortalità per infarto miocardico acuto di oltre il 50%».

Roberto Balzani. «L’aumento della dotazione tecnologica del nostro ospedale fa giustizia di una certa informazione deviata secondo cui tutto funziona male. Sono contento della presenza dell’assessore Lusenti perché l’apporto della Regione è stato decisivo e, nonostante si stia attraversando un’età crepuscolare, riusciamo ad andare avanti.
Fra pochi giorni, poi, approveremo il Pal, segno di quel percorso ispirato a una maggior trasparenza intrapreso in questi anni, dal punto di vista, ad esempio, dei budget e della separazione fra livello politico-amministrativo e livello tecnico-professionale. Battersi tutti dalla stessa parte è fondamentale per conseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati. Alla Regione chiediamo un deciso ruolo di coordinamento e la riforma amministrativa della sanità: la nostra è un’Azienda piccola, con costi fissi insopprimibili, va inserita in un contesto geografico più ampio. In primis, occorre procedere ad una razionalizzazione amministrativa, per non ridurre i servizi. Sappiamo che ci sono feudi municipali e politico-amministrativi da abbattere, ma adesso occorre una visione territoriale più articolata e policentrica, per questo, come forlivesi, ci dichiaramo pronti a compiere un passo avanti verso l’integrazione con Cesena. L’unificazione è una parola che non ci paura e sarebbe, anzi, un bel segno nella situazione economica generale in cui ci troviamo. In più, agire oggi, ci permetterebbe di condurla senza contraccolpi, mentre dopo, sull’onda dell’urgenza, ci sarebbe spazio solo per tagli e massacri».

Carlo Lusenti. «Nonostante i tempi difficili, è possibile, pur con maggior fatica, far progredire la nostra sanità, grazie all’idea programmatoria generale che, rimodulata negli anni, è rimasta il nostro caposaldo.
Per garantire un sistema di qualità, accessibile, con bravi professionisti, efficiente, sostenibile nel lungo periodo, e in grado di garantire l’innovazione tecnologica, occorre concentrare e specializzare; un livello di base deve essere assicurato ovunque, ma alcune funzioni particolarmente costose, che richiedono investimenti in attrezzature, vanno inquadrate in un ambito più vasto: regionale, di Area Vasta, provinciale.
Se riuscissimo a diffondere in tutta l’Emilia-Romagna le migliori performance gestionali e organizzative presenti in Regione, il duro ostacolo che oggi ci troviamo davanti, con una riduzione di fondi per il nostro sistema sanitario di 1,5 miliardi, sarebbe automaticamente superato. Intanto, è fondamentale darsi un’identità di sistema coerente, rilanciando l’integrazione sovra-aziendale, a partire da quella fra i professionisti. Le linee guida stilate dalla Regione a questo riguardo non sono un documento burocratico, ma indicazioni precise.
Per quanta riguarda quanto affermato dal sindaco Roberto Balzani, premetto che i discorsi di ingegneria istituzionale non mi affascinano, in quanto ritengo che cambiare l’assetto organizzativo delle Aziende non basti a risolvere i problemi. Posso comunque affermare che, nel caso di una spontanea convergenza fra Forlì e Cesena, la Regione sicuramente non si opporebbe, tuttavia, visto che tale condizione non mi sembra sussista, dobbiamo lavorare con quel che abbiamo in mano. E’ quindi importante che le Aziende inizino ad assumere scelte coerenti fra loro, pensando bene alle ricadute che possono avere, specie nel caso dell’affidamento di unità operative delicate.
In ogni modo, un cambiamento organizzativo importante nell’assetto dell’Area Vasta Romagna è comunque imminente, visto che presto l’Irst di Meldola verrà trasformato in Irccs; a quel punto, l’Irst diventerà un’Azienda monospecialistica del Sistema sanitario regionale, come il Rizzoli, e il suo finanziamento sarà erogato dalla Regione. Questo è un elemento di chiarezza e certezza importante, che ci farà uscire da una dimensione strumentale ed enfatica per cui i problemi di qui sono derivati da lì: le gestioni saranno separate e gli investimenti dipenderanno dalla Regione».

 

 
Grazie ai lavori, effettuati nel pieno rispetto dei tempi previsti, l’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì potrà ora contare su due sale angiografiche e su un nuovo ambiente per l’elettrofisiolgia, dotati di tecnologie di ultima generazione, sia per quanto riguarda l’angiografo sia per quanto riguardo il sistema Carto per il mappaggio tridimensionale e la cura delle aritmie cardiache complesse.
«Il nuovo angiografo rappresenta il top di gamma del settore – illustra il dott. Marcello Galvani, direttore dell’U.O. di Cardiologia dell’Ausl di Forlì – rispetto a quello precedentemente utilizzato offre diversi vantaggi. In primo luogo è più versatile, e, di conseguenza, oltre che per gli interventi coronarici, può essere impiegato anche per l’attività vascolare. Inoltre, consente di effettuare, agendo direttamente dalla consolle, ecografie intracoronariche e intravascolari». Un altro punto di forza è la possibilità di effettuare la misurazione della riserva di flusso coronarico. «Al suo interno – spiega il dott. Galvani – sono già integrati gli strumenti diretti a eseguire questo controllo, che costituisce la modalità migliore per capire se una stenosi coronarica di grado intermedio necessita o meno di dilatazione col palloncino». Con tale sistema, nella nuova sala di Emodinamica si potrà, infine, procedere all’acquisizione di immagini Tac, in grado di guidare gli interventi, senza bisogno, quindi, di iniettare il liquido di contrasto durante la procedura invasiva.
Passando all’elettrofisiologia, il piatto forte è il sistema tridimensionale di ricostruzione delle strutture cardiache Carto, fondamentale per effettuare le ablazioni transcatetere più complesse, ovvero quelle che prevedono il passaggio del catetere ablatore dall’atrio destro al sinistro, garantendo così migliori risultati clinici, maggiore sicurezza per il paziente, e movimenti più semplici.
Complessivamente, fra lavori di ristrutturazione e acquisto delle nuove tecnologie, l’investimento dell’Azienda Usl di Forlì ammonta a oltre due milioni di euro, in virtù dei quali ora, l’U.O. di Cardiologia si pone, a livello di attrezzature, ai vertici in Emilia-Romagna, Inoltre, in questo modo, viene potenziato ulteriormente il percorso per fronteggiare l’infarto miocardico acuto, attivo, in collaborazione col 118 dal 2006, e vero fiore all’occhiello dell’unità. Grazie a tale percorso, infatti, è stato abbreviato al massimo il tempo fra diagnosi e riapertura della coronaria e, in quattro anni, si sono effettuate quasi 900 angioplastiche primarie. I risultati non sono mancati: a partire dal 2006, nella provincia di Forlì-Cesena, la mortalità per infarto miocardico acuto si è più che dimezzata (-56%), arrivando all’attuale 4,8%, mentre la degenza media è passata dal 9 a 6 giorni (-31%).
«La nostra unità – illustra il dott. Galvani – sottopone ad angioplastica primaria, vale a dire all’apertura, attraverso il palloncino, dell’arteria chiusa responsabile dell’infarto, tutti i pazienti a rischio individuati grazie all’elettrocardiogramma eseguito a domicilio dal 118. Prima, il paziente con sintomo di dolore al petto doveva recarsi al Pronto Soccorso, effettuare l’elettrocardiogramma e attendere la valutazione del cardiologo; solo a quel punto poteva essere inviato al laboratorio di Emodinamica. Ora, invece, il cardiologo, ricevuti in tempo reale i risultati dell’esame eseguito a domicilio, può subito disporre la riapertura coronarica. In questo modo, in media, si hanno tempi inferiori di circa 30 minuti rispetto a quelli considerati standard».
Chiaramente, del potenziamento beneficerà anche l’altra punta di eccellenza dell’unità, l’elettrofisiologia. «In questo campo – spiega il direttore – forniamo supporto a Cesena per le tecniche di interruzione di varie aritmie cardiache che si effettuano attraverso catetere. Nel campo dell’ablazione transcatetere, effettuata dal 1995, siamo, infatti, da numerosi anni, uno dei primi centri in Emilia-Romagna per numero d’interventi eseguiti, con un aumento dell’attività stimato intorno al 25%. Inoltre, pratichiamo pure l’ablazione della fibrillazione atriale, un’aritmia molto comune nelle persone anziane e spesso responsabile di scompensi cardiaci».

A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  12/12/2011
 

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