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Dipartimento di Medicina Specialistica

  

Ictus ischemico, attivo nuovo protocollo delle U.O. di Neurologia di AVR per estendere la trombolisi

Una chance in più per guarire dall’ictus ischemico. Dal primo gennaio 2011, è attivo nelle UU.OO. di Neurologia delle quattro Aziende Usl di Area Vasta Romagna (Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini) un nuovo protocollo per praticare, oltre il limite delle tre ore, la terapia trombolitica, tramite somministrazione endovenosa del farmaco Alteplase, anticoagulante in grado di sciogliere rapidamente il trombo arterioso responsabile dell’ictus.

Nei mesi scorsi è stato, infatti, messo a punto e ufficializzato l’avvio di uno studio osservazionale, approvato dal comitato etico di Area Vasta Romagna, sull’estensione di tale possibilità terapeutica sino a un massimo di quattro ore e mezza. «L’obiettivo – illustra il dott. Walter Neri, direttore dell’U.O. di Neurologia dell’Ausl di Forlì – è valutare efficacia ed eventuali rischi della terapia trombolitica oltre le tre ore, sin qui considerato limite massimo per avere risultati positivi in termini di riduzione di mortalità e miglior recupero del difetto neurologico nell’ictus ischemico. Già nel 2008, uno studio europeo ha evidenziato come la trombolisi eseguita dopo le 3 ore, ma entro le 4,5 dalla comparsa dei primi segni della patologia, dia comunque vantaggi, se pur in misura inferiore rispetto a quella effettuata più precocemente. I risultati, però, non sono stati ancora tradotti nelle linee guida internazionali e nazionali; di qui, la decisione di compiere un nostro studio osservazionale».
Per quanto riguarda l’Ausl di Forlì la terapia trombolitica è praticata da circa 3 anni, durante i quali è stata effettuata in 35 persone, di cui 15 nell’ultimo anno. Da gennaio ad oggi, sono due i soggetti a cui è stato somministrato il farmaco, sempre entro il limite ottimale delle tre ore.
«L’efficacia della trombolisi – prosegue il dott. Neri – è strettamente correlata al fattore tempo: prima si arriva al Pronto Soccorso e la si diagnostica correttamente, maggiori sono le possibilità di recuperare i difetti neurologici e prevenire ulteriori recidive. Per questa ragione, è fondamentale sensibilizzare la popolazione, affinchè impari a riconoscere subito i sintomi dell’ictus e sappia attivare prontamente i soccorsi. Deve passare il messaggio che questa malattia è un’emergenza, come l’infarto del cuore». Chiaramente la fascia di popolazione più interessata è quella anziana: dopo i 60 anni, tale malattia ha un’incidenza esponenziale, da 3 casi incidenti su 10.000 fra i 60 e 70 anni, a 30 nuovi casi su 10.000 dopo gli 80 anni. Nel territorio dell’Ausl di Forlì si contano, all’anno, più di 400 nuovi casi, di cui circa 200 ricoverati nella Stroke Unit, un’unità dedicata all’assistenza dell’ictus all’interno dell’U.O. di Neurologia, coordinata dal dott. Giampiero Galletti.
«Per quanto riguarda i sintomi, la mancanza improvvisa di forza a un braccio o una gamba, la difficoltà a parlare, la bocca torta, l’alterazione della sensibilità di una parte del corpo, l’oscuramento di una parte del campo visivo, un improvviso disturbo dell’equilibrio sono i più frequenti campanelli d’allarme – rivela il dott. Neri – Quando si riscontra uno di questi segnali, occorre contattare immediatamente il 118». Una volta appurato che può trattarsi di un ictus, scatta il codice rosso e, grazie alla collaborazione fra i Dipartimenti dell’Emergenza e dei Servizi e la nostra U.O. di Neurologia, viene rapidamente attivato l’idoneo percorso diagnostico-terapeutico, comprendente la rivalutazione del quadro clinico, l’esecuzione in urgenza di esami del sangue, della TAC cerebrale, e la consulenza neurologica. Nei casi di emorragia cerebrale, si ricorre anche a quella neurochirurgica. Quindi, verificato che si tratta di ictus ischemico, qualora non siano trascorse più di 4 ore e mezza dall’insorgenza dei sintomi e non vi siano particolari contro-indicazioni (ad esempio, età molto elevata, oltre gli 80 anni, avere un tumore, aver avuto di recente un trauma cranico, avere la pressione molto alta, essere affetti da malattie della coagulazione), il paziente può essere sottoposto a trombolisi, previa raccolta di un consenso da parte del paziente o familiare prossimo. «Si tratta della rapida somministrazione intravenosa di un farmaco, una proteina capace di sciogliere il trombo che ostruisce il vaso cerebrale che è all’origine dell’ictus – illustra il dott. Neri – ogni 1.000 pazienti seguiti, 140 di quelli trattati entro le 3 ore sfuggono alla morte o alla grave invalidità. Tale terapia, tuttavia, comporta anche qualche rischio di emorragia, ragion per cui è bene selezionare le persone che possono accedervi».
Lo studio avviato dalle quattro UU.OO. di Neurologia di Area Vasta, dirette da Fabrizio Rasi (Ravenna), Annamaria Mauro (Cesena), Alessandro Ravasio (Rimini) e Walter Neri (Forlì), servirà a rilevare oltre che gli effetti positivi anche le possibili, se pur rare, complicazioni, emorragiche. «Tutti i casi seguiti dalle quattro unità verranno annotati su un apposito registro – illustra il dott. Neri – e i dati saranno trasmessi al comitato etico». 


A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  2/23/2011
 

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