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L’Hospice di Forlimpopoli compie dieci anni. Venerdì 13 aprile, concerto dei “Sound Lands"

Per celebrare l’anniversario della struttura, da cui sono passati quasi 3mila pazienti, prevista una serie di iniziative, la prima in programma venerdì 13 aprile, quando alle 21, al teatro “Verdi” di Forlimpopoli, il gruppo forlivese di musica etnica “Sound Lands” presenterà il concerto “Il Canto di un popolo”, a sostegno dell’attività dell’Associazione Amici dell’Hospice.

Dieci anni di Hospice, dieci anni di accoglienza e cure globali ai malati inguaribili, cercando di sostenerli in un difficile momento della loro esistenza e di farli sentire parte di un luogo di vita. Ricorre quest’anno il decennale dell’apertura dell’Hospice di Forlimpopoli, uno dei primi 20 nel panorama nazionale, inaugurato ufficialmente nel settembre 2002. In questi due lustri, circa 3.000 pazienti, ciascuno con la sua storia, la sua famiglia, il suo dolore, sono transitati dalla struttura, che rappresenta, oggi, uno dei nodi della Rete di Cure Palliative dell’Ausl di Forlì, in stretto rapporto con l’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, l’Irst di Meldola, il territorio, dove i professionisti dell’Hospice effettuano visite a domicilio in integrazione con i medici di famiglia e i professionisti sanitari del Distretto, e con l’altro Hospice, quello territoriale di Dovadola.
Le celebrazioni del decennale prevedono una serie di iniziative, la prima in programma venerdì 13 aprile, alle 21, al teatro “Verdi” di Forlimpopoli, dove il gruppo forlivese di musica etnica “Sound Lands” presenterà il concerto “Il Canto di un popolo”, a sostegno dell’attività dell’Associazione Amici dell’Hospice, nata anch’essa 10 anni fa proprio per sostenere la struttura di Forlimpopoli.
«L’Hospice continua a vivere grazie al contributo di tanti – commenta il dott. Marco Maltoni, Direttore dell’U.O. Cure Palliative-Hospice dell’Ausl di Forlì – penso al prof. Dino Amadori, uno dei primi in Italia a credere nell’importanza delle Cure Palliative; il rapporto di reciproca fiducia si traduce oggi negli stretti rapporti con l’Irst, per cui svolgiamo attività di consulenza continua, con 447 visite nel 2011. Penso, poi, ai vari Direttori Generali succedutisi alla guida dell’Ausl di Forlì, tutti consapevoli della particolare attenzione di cui necessita questo tipo di pazienti; ai Sindaci di Forlimpopoli, Maurizio Castagnoli e Paolo Zoffoli, e alla Conferenza Socio-Sanitaria Territoriale, che hanno sempre ritenuto l’Hospice un punto di eccellenza da preservare. Penso, inoltre, alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, nei suoi organismi direttivi, al presidente Piergiuseppe Dolcini e ai suoi collaboratori, che fin dall’inizio hanno ritenuto l’Associazione Amici dell’ Hospice meritevole di un generoso e continuo sostegno. Infine, ma non ultimi per importanza, penso proprio all’Associazione Amici dell’Hospice, nata con l’unico obiettivo di raccogliere fondi a favore della Rete locale di Cure Palliative, e a tutti i familiari, amici, sostenitori privati e istituzionali che in questi 10 anni non hanno fatto mai mancare il loro generoso apporto».
L’attività dell’Hospice di Forlimpopoli - la cui equipe è composta da 4 medici, attivi in tutti gli ambiti della Rete, 1 coordinatrice infermieristica, 10 infermiere, 1 psicologa, 1 fisioterapista, 7 Oss, e 1 assistente spirituale - è particolarmente complessa e differenziata. «Anche quando l’obiettivo non può essere la guarigione del malato, non significa che non si possa fare tanto per lui: l’inguaribilità e la cronicità non presuppongono l’incurabilità, tutt’altro. Le cure palliative hanno proprio questa funzione: prendersi cura del paziente in maniera olistica, attraverso terapie del dolore, trattamento dei sintomi, riattivazione e preservazione delle funzioni fisiche, attenzione alle dimensioni psicologica, sociale e spirituale. Quelle messe in campo sono, pertanto, cure globali, in quanto comprendono tutte le dimensioni del paziente». Il ricovero in Hospice avviene quando si manifestano particolari criticità, e le degenze durano in media una quindicina di giorni. «Abbiamo nove stanze, sette singole e due doppie, per un totale di undici posti letto – illustra il dott. Maltoni – C’è molta attenzione al comfort: ciascuna, ad esempio, è provvista di frigorifero e poltrona letto per un familiare, così da garantire la migliore accoglienza. L’Hospice, infatti, vuole essere un luogo di vita, e non a caso, in questi anni, nel reparto, ci sono stati battesimi, matrimoni, feste, ricongiungimenti di famiglie, riscoperta di rapporti creduti ormai perduti». Quando, invece, non si presentano fasi acute, il paziente può essere asstito a domicilio, in integrazione con i professionisti del territorio. «Dopo una valutazione palliativa insieme a infermiere e medico di famiglia – spiega il direttore – in base al livello dei bisogni si individua il più appropriato fra i diversi percorsi che l’Assistenza Domiciliare della nostra Ausl offre. In alcuni casi, la nostra consulenza può essere limitata, in altre situazioni possiamo attivare accessi programmati e continuativi, con un nostro medico e un infermiere che si recano periodicamente a casa del malato». Nel corso del 2011, sono stati, complessivamente, 4.663 gli accessi domiciliari da parte dei professionisti dell’Hospice.
Al momento, poi, sono in atto alcune preliminari collaborazioni per allargare la sfera di attività non solo ai malati oncologici,  ma anche a quelli afflitti da altre patologie, per esempio cardiologiche o pneumologiche.
Infine, l’equipe del dott. Maltoni è impegnata nel campo della ricerca. «Siamo impegnati a sviluppare cure palliative precoci, da attuare simultaneamente a quelle oncologiche, – riferisce il direttore – verificandone e dimostrandone l’utilità in termini di ricadute sulla qualità della vita e dell’assistenza. Abbiamo recentemente pubblicato su riviste internazionali nostri studi sui fattori prognostici delle patologie oncologiche, e sugli effetti in termini di appropriatezza delle cure. Abbiamo indagato anche il ruolo dei farmaci sedativi in presenza di sintomatologia particolarmente dolente o invalidante. Da ultimo, stiamo coordinando la terza revisione delle linee guida italiane sul trattamento del dolore oncologico, e abbiamo contribuito alla stesura di quelle europee».


A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  4/11/2012
 

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