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Venerdì 25 maggio, teatro Testori, il Dirigibile inaugura "Babele" con "Uno spettacolo Sciuè Sciuè"

Sarà “Il Dirigibile”, compagnia teatrale di ospiti e operatori del Centro Diurno Psichiatrico del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Forlì, diretto dal dott. Claudio Ravani, a inaugurare, quest'anno, la prestigiosa rassegna “Babele teatrale in costruzione 2012”, in programma sino all'8 giugno. L'appuntamento è per venerdì 25 maggio, alle ore 21, al teatro G. Testori di Forlì, dove la compagnia porterà in scena il suo ultimo lavoro "Uno spettacolo Sciuè Sciuè".

Il Centro di Studi Teatrali del Dipartimento SITLeC (Università di Bologna, sede di Forlì) con il Centro Diego Fabbri presenta la XX° Rassegna di Teatro Universitario in lingua straniera. Anche nel 2012, il Centro di Studi Teatrali prosegue la collaborazione con l’Azienda USL di Forlì, inserendo nel cartellone la sezione DiversaMente Babele, che quest’anno porta una novità: la piéce teatrale del “Il Dirigibile”, intitolata “Uno spettacolo sciuè sciuè”, sarà audio-descritta e sopra titolata per renderla fruibile anche al pubblico di non-vedenti e non udenti, avvicinando così le diverse disabilità e abbattendo quelle “barriere” che rendono impossibile una piena e totale integrazione.

La manifestazione è stata presentata ufficialmente lunedì 21 maggio 2012 nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato la prof.ssa Delia Chiaro, direttore del Dipartimento Studi Interdisciplinari su Traduzione, Lingue e Culture dell'Università di Bologna, il prof. Rafael Lozano Miralles, direttore della Scuola Superiore di Lingue Moderne Interpreti e Traduttori dell’Università di Bologna, sede di Forlì, il dott. Claudio Ravani, direttore del Diaprtimento di Salute Mentale dell'Ausl di Forlì, e la dott.ssa Paola Longhi, responsabile del Centro Diurno Psichiatrico dell'Ausl di Forlì.

«"Babele teatrale in costruzione" è un progetto che ha vent’anni – spiega il prof. Rafael Lozano Miralles – e, a mio avviso, si sviluppa su un doppio canale. Da un lato, risponde al compito di formazione dell’Università, diretta a preparare al meglio i futuri interpreti, traduttori, e mediatori culturali; si è visto, infatti, che il teatro aiuta molto da questo punto di vista, ragion per cui abbiamo sempre investito, anche economicamente, in tali attività. L’Università, però, ha anche una forte responsabilità sociale, non solo verso i suoi iscritti, ma nei confronti degli studenti diversamente abili. E’ in questo quadro che s’inscrive la collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Forlì, propria di un’Università che anziché chiudersi nella propria torre d’avorio, si apre alla società». 

«Come Dipartimento di Salute Mentale, l’integrazione con le altre istituzioni operanti sul territorio è fondamentale – illustra il dott. Claudio Ravani – L’Emilia-Romagna, poi, prevede esplicitamente attività di riabilitazione teatrale e di promozione della salute mentale attraverso il teatro. Tuttavia, tale esperienza va effettuata davvero, in contesti reali, coinvolgendo altri soggetti; fare teatro cioè, significa comunicare veramente con e fra persone, perché è un mezzo privilegiato per entrare in empatia con l’altro e instaurare un rapporto profondo. Per questo l’esperienza non deve essere limitata ai malati ma allargata a una platea più ampia di persone, così da creare condivisione e far comprendere cos’è realmente la salute mentale. In questo senso, a Forlì si è creato qualcosa di estremamente prezioso, con una vera e propra rete che collega istituzioni diverse».

«Il teatro consente, dai palchi dell’arte, di rompere lo stereotipo e de-istituzionalizzare la malattia, aiutando a capire cos’è il disagio psichico – illustra la dott.ssa Paola Longhi – inoltre, ha diversi effetti benefici, accrescendo l’autostima dei malati e la loro rete di relazioni, favorendo il coinvolgimento dei familiari, e migliorando la qualità della vita e lo stato di salute».

 

Lo spettacolo che il Dirigibile porterà in scena venerdì sera, con scenografie a cura della Compagnia, montaggio musiche ed effetti sonori di Alberto Ferrari, vedrà sul palco Aldo Cavina, Alessandro Valdinoci, Annamaria Cavaliere, Benvenuto Pozzi, Daniele Frignani, Elisabetta Celeghini, Joel N’Guessan Aketchi, Laura Trolli, Loredana Milandri, Manuela Rossi, Massimiliano Ginexi, Mauro Corbi, Mirella Crisci, Luca Zozzi, Stefania Fabbri.
L’opera, per la drammaturgia e la regia di Michele Zizzari, è stata rappresentata per la prima volta il 7 dicembre 2011 al teatro comunale di Cesenatico e mostra una sgangherata compagnia di teatro che tenta di allestire uno spettacolo, ma il protagonismo degli attori, i luoghi comuni dettati dai media e dalla pubblicità e l’incertezza del regista producono solo un’accozzaglia di frammenti animati dall’esibizionismo, dall’onnipresenza dei refusi televisivi e dalla banalità. Uno spettacolo squinternato metafora della condizione di estrema confusione valoriale e progettuale in cui si dibatte l’umanità contemporanea. Uno smarrimento cui né la tecnica, né la scienza, né l’arte, né la politica riescono a dare risposta e dove consapevolezza, nuovi stili di vita e libertà d’espressione faticano a emergere, sviliti dalla pressione omologante di una cultura di basso profilo. Resta solo la speranza dell’imprevedibilità degli eventi…e una clava.

L’esperienza della compagnia teatrale “Il Dirigibile” prende il via nel 2000, all’interno del Centro Diurno Psichiatrico (coordinato dalla dr.ssa Paola Longhi) con l’idea di potenziare e diversificare le attività terapeutiche e riabilitative. A seguire il gruppo viene chiamato l’autore e regista teatrale Michele Zizzari.
Grazie al supporto della Regione Emilia Romagna, che nel 2008 ha finanziato il Progetto “Teatro e Salute Mentale”, è stato possibile sviluppare una serie di iniziative, tra Convegni, Incontri con Associazioni, tournèe teatrali, manifestazioni culturali ecc. che hanno avuto al centro di ogni loro interesse la crescita di una nuova cultura dell’integrazione ed emancipazione, attraverso lo strumento del teatro come promozione del benessere individuale, risorsa capace di facilitare la costruzione di ponti per sviluppare comunità, cultura e occasioni di formazione.
Uno dei risultati più direttamente riconducibili al processo avviato, lo si deve alla capacità del teatro di “portare testimonianza all’esterno delle istituzioni e di raccontare, rompendo i muri mentali della diffidenza dai palchi dell’arte”, ma anche di rappresentare un contributo rilevante per mantenere alimentato il processo di deistituzionalizzazione e di contrasto alla sofferenza psichica.
Perché da tanti anni si costruisce riabilitazione psichiatrica con il teatro e attraverso il teatro? Ecco cosa ci si propone di valorizzare al massimo in termini di obiettivi:
• benefici sociali: contribuire a innescare processi di cambiamento nelle comunità come nella rete prossimale del paziente stesso, accrescendo l’autostima personale e la percezione di competenza. Modificare la percezione della sofferenza mentale e favorire il coinvolgimento dei familiari attraverso e nel processo medesimo di costruzione teatrale;
• benefici culturali: quando la salute mentale incontra il teatro può nascere un terreno fertile di espressione che alimenta i processi di cura, di relazione e di cultura;
• processi di cambiamento nella persona: apprendere nuove modalità dello stare in gruppo, aumentare le reti relazionali e produrre nuovi beni relazionali. Le persone acquisiscono una maggiore sicurezza in se stesse, un innalzamento della qualità della vita, un miglioramento complessivo dello stato di salute.

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A cura di:
  Ufficio Comunicazione
AUSL di Forlì

Data pubblicazione:  5/4/2012
 

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